Monsignor Soddu, un nuovo orizzonte per la Chiesa turritana

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  La nomina di Monsignor Francesco Antonio Soddu alla guida dell’Arcidiocesi di Sassari segna un momento di particolare rilevanza per la comunità turritana. Per il presule nato a Chiaramonti nel 1959, già canonico del Capitolo Turritano e figura di riferimento nel panorama ecclesiale nazionale, si tratta di un ritorno alle radici, ma anche dell’inizio di una fase nuova, segnata da responsabilità pastorali maturate in contesti complessi e da una visione ecclesiale saldamente ancorata alla tradizione cattolica. Il percorso di monsignor Soddu affonda le radici nella Chiesa sarda, dove si è formato e ha mosso i primi passi del suo ministero. A Sassari ha ricoperto incarichi che lo hanno posto al centro della vita diocesana, dalla guida della Cattedrale di San Nicola alla responsabilità della Caritas, diventando una figura di riferimento per comunità, famiglie e giovani. La sua esperienza nazionale nasce nel 2012, quando assume la direzione di Caritas Italiana: anni segnati da emergenze, interventi internazionali e un’intensa attività di coordinamento che ne hanno consolidato la visione di una carità come struttura portante della vita ecclesiale.

  Nel 2021 arriva la chiamata alla diocesi di TerniNarniAmelia, dove viene ordinato vescovo all’inizio del 2022. In Umbria il suo episcopato si distingue per l’attenzione al lavoro, alla dignità delle persone e alla presenza della Chiesa nei luoghi della fragilità. Qui ricopre anche ruoli di rilievo nella Conferenza Episcopale Umbra e nella CEI, confermando un profilo capace di unire cura pastorale, competenza organizzativa e una visione ecclesiale saldamente ancorata alla tradizione cattolica. Chi conosce monsignor Soddu sottolinea come la sua idea di Chiesa sia profondamente legata alla dimensione della cattolicità, intesa non come semplice appartenenza istituzionale, ma come respiro universale, comunione, fedeltà alla tradizione e al magistero. La sua storia personale, dagli anni di formazione alla guida della Caritas nazionale, fino all’episcopato umbro, mostra una costante attenzione all’unità ecclesiale e alla collaborazione con il successore di Pietro, vissuta sempre con sobrietà e senso di responsabilità. In questo senso, osservo e richiamo la figura di Papa Leone, simbolo di una Chiesa capace di custodire la dottrina senza rinunciare al dialogo con il mondo, di mantenere la fermezza della fede insieme alla cura delle persone. Un riferimento che non vuole stabilire paragoni, ma evocare un modello di guida pastorale che unisce identità e apertura. Il contesto in cui monsignor Soddu assume la guida dell’Arcidiocesi di Sassari è segnato da trasformazioni profonde: spopolamento delle chiese da parte dei fedeli, fragilità economiche, mutamento dei legami comunitari, nuove povertà materiali e relazionali.

  La diocesi, come molte realtà italiane, è chiamata a ripensare la propria presenza nei territori, valorizzando le parrocchie, i gremi e le confraternite, tutte le associazioni e il patrimonio culturale e spirituale che costituisce la sua identità. In questo scenario, il nuovo arcivescovo porta un’esperienza che lo rende particolarmente attento ai temi della prossimità, della giustizia sociale, della pastorale giovanile e della cura delle fragilità. La sua capacità di dialogo con le istituzioni civili e con il mondo del volontariato, maturata negli anni di servizio nazionale, potrà contribuire a rafforzare la collaborazione tra Chiesa e territorio. Allo stesso tempo, la sua sensibilità per la dimensione comunitaria e per la formazione delle coscienze potrà sostenere un rinnovamento della vita ecclesiale, capace di coinvolgere le nuove generazioni e di valorizzare le tradizioni che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento identitario per le comunità del Nord Sardegna. Le prime reazioni che raccolgo sulla nomina del nuovo vescovo turritano, parlano di un clima di fiducia e di attesa. Molti vedono in monsignor Soddu una figura capace di coniugare radicamento nel territorio e visione nazionale, esperienza pastorale e capacità di governo, tradizione e attenzione ai bisogni reali delle persone. Il suo ritorno a Sassari, dopo anni di servizio alla Chiesa italiana, apre una stagione che potrebbe ridisegnare il ruolo della diocesi nel presente e nel futuro, nel segno della responsabilità, della comunione e della continuità con la grande tradizione cattolica.