Il registro di classe non basta più. Oggi chi sta in cattedra deve avere occhi diversi per capire se dietro un brutto voto o un banco vuoto si nasconde un baratro. In Ogliastra hanno deciso di non aspettare che i problemi esplodano. La sanità è entrata nelle scuole. Non per fare visite, ma per insegnare ai professori come si riconosce il dolore dei ragazzi prima che diventi patologia.
L’iniziativa è partita dal servizio di Neuropsichiatria infantile della Asl, insieme alla Psicologia. Hanno caricato in auto competenze ed esperienza e hanno iniziato un giro tra Lanusei, Jerzu e Tortolì. L’obiettivo è formare i docenti di ogni ordine e grado, dall'asilo alle superiori, per intercettare i segnali di allarme: deficit di attenzione (Adhd), disturbi dell'apprendimento (Dsa), comportamenti oppositivi o l'ansia che divora gli adolescenti.
Niente teoria, solo pratica
Il metodo scelto non è quello della lezione accademica calata dall'alto. Paola Cabiddu, psicologa della Asl e responsabile del progetto, spiega la genesi dell'operazione: «Prima di sviluppare questo percorso abbiamo somministrato un modulo ai docenti, in modo tale che ci indicassero le tematiche da affrontare e l’approccio da utilizzare».
Hanno chiesto alla trincea di cosa avesse bisogno. La risposta è stata: strumenti pratici. E così è stato. «Gli insegnanti vengono coinvolti in esercitazioni e simulazioni di casi clinici reali – racconta la dottoressa Cabiddu – in questo modo imparano a utilizzare strumenti che possono servire ad individuare i disagi sofferti dagli alunni e nello stesso tempo ad elaborare strategie di intervento specifiche che possono essere messe in pratica anche nella didattica».
In aula, a spiegare come si fa, si alternano neuropsichiatri, logopedisti, terapisti e assistenti sociali.
Aule piene
La fame di risposte da parte del mondo della scuola è stata superiore alle attese. I docenti, spesso lasciati soli a gestire situazioni complesse, hanno risposto in massa.
«Abbiamo ricevuto un riscontro veramente inaspettato – conferma Paola Cabiddu – con un numero di adesioni tale da dover raddoppiare gli incontri su alcune tematiche particolarmente sentite. Ogni incontro vede la partecipazione di almeno 30 docenti».
L'obiettivo finale
Il risultato immediato è che ora sanità e scuola parlano la stessa lingua. Le segnalazioni alla Neuropsichiatria arrivano prima, e i ragazzi vengono presi in carico più velocemente. Ma non si parla solo di malattie. «Tuttavia – precisa la dottoressa – durante il corso non lavoriamo solo sui disturbi, cerchiamo anche di individuare modalità per migliorare le potenzialità degli studenti».
La scommessa è trasformare questi incontri in una consuetudine stabile. «Crediamo tantissimo nel dialogo con il mondo della scuola – conclude la referente del progetto – consolidare questa relazione può evitare che le difficoltà si accumulino, intervenendo prima che diventino croniche o emergenziali».
Prevenire, in questo caso, significa salvare.