Ferito da un cacciatore, ora Maddy vive felice in un rifugio: la storia del cinghialino salvato

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  La storia del cinghiale Maddy è una storia di dolore, ma anche di riscatto. Di dolcezza. Di amore per gli animali che arriva to the moon and back. Ha trovato posto in quello che è il “rifugio degli ultimi”: si trova a Telti – in Gallura – ed è un santuario per anime maltrattate, dove trovano casa gli animali salvati da abusi o macelli, da futuri bui e presenti cupi. IL Rifugio di Miki Pig, fondato dalla volontaria Alessia, è ora la casa di Maddy, il suo posto del cuore, dove poter essere felice. Un racconto, questo, che arriva proprio da Alessia, la volontaria che dona tutta la sua vita per i suoi “salvati”: la donna ricostruisce tutto passo dopo passo, ripercorrendo il lungo viaggio che ha portato il cinghiale a una nuova vita. «Maddy è un cinghialino trovato ferito nel 2023 sull’isola della Maddalena, a Caprera, da un volontario. Aveva la zampa a penzoloni, una ferita gravissima che da subito ha fatto capire che la situazione era delicata». Da quel momento si attiva la rete di soccorso. «Abbiamo allertato tutti i volontari della zona, poi è intervenuta la Lav Sardegna. Siamo riusciti a farlo trasferire al CRAS, il Centro di recupero della fauna selvatica di Bonassai». Ma quello che doveva essere uno stallo temporaneo si trasforma in una lunga attesa. «Maddy è rimasto lì per due anni, bloccato da cause burocratiche. La zampa purtroppo non era più recuperabile: legamenti e ossa erano compromessi. Non si poteva aggiustare, ma nemmeno amputare». Due anni trascorsi in un box. «Era chiuso in uno spazio di cemento. Per un animale selvatico è una condizione durissima. Abbiamo fatto mille sollecitazioni per trovare una soluzione diversa».

  La svolta arriva nel 2025. «Dopo il nulla osta per il trasferimento, la Lav ce lo ha affidato e a giugno 2025 Maddy ha fatto il suo ingresso al Rifugio». Qui la sua vita cambia radicalmente. «Adesso ha un suo recinto, una casetta, un boschetto. Può finalmente vivere una vita quanto più possibile rispondente a quella di un animale selvatico. Può rotolarsi nel fango, fare le cose che sono nella sua natura di selvatico». Il rifugio ha scelto di intervenire anche dal punto di vista sanitario. «Lo abbiamo castrato, in linea con i principi del Rifugio». Oggi Maddy ha circa tre anni, ma porta sul corpo i segni di ciò che è accaduto. «la ferita con cui era stato trovato poteva essere dovuta a uno scontro con un cacciatore, un colpo di fucile o un laccio da bracconaggio. Non lo sappiamo con certezza». Il suo recupero si inserisce in un contesto complesso. «Alla Maddalena è attivo un piano di eradicazione dei cinghiali e molti animali vengono abbattuti. Maddy, nella sfortuna di essere stato colpito, ha avuto la fortuna di incontrare persone che gli hanno dato una possibilità di riscatto». Un caso che ha fatto storia. «Abbiamo creato un precedente in Sardegna: è la prima volta che un animale selvatico viene affidato a un rifugio come il nostro, che tra l’altro è l’unico di questo genere sull’isola». Senza questa soluzione, il destino sarebbe stato diverso. «Il CRAS va benissimo per uno stallo temporaneo, ma resta un box. Maddy aveva bisogno di terra, di fango, di natura». Alessia sottolinea anche il lavoro di rete. «Siamo grati alla Regione per aver ascoltato la richiesta e alla Lav per il supporto». E apre una riflessione più ampia sulla gestione della fauna. «Siamo tutti d’accordo sulla necessità di misure di contenimento, ma devono essere alternative. Pensiamo, per esempio, all’immunocontraccezione per controllare le nascite delle specie invasive». Un progetto è già in cantiere. «Con Lav siamo in dialogo con la Regione per un’iniziativa che dovrebbe vedere la luce nel 2026. È un progetto di portata nazionale ed europeo, con specialisti, per dimostrare che una convivenza è possibile e che nel 2026 la caccia non è una soluzione». Intanto Maddy è diventato simbolo. «È la nostra mascotte, il portavoce delle storie degli animali selvatici in rifugio». La sua vicenda è arrivata anche ai più piccoli. «Abbiamo creato un fumetto che racconta la sua storia: serve a finanziare le attività del rifugio, in particolare la costruzione di un fienile per gli animali». Un messaggio che va oltre il singolo caso. «Per noi è importante che passi l’idea che non serve la violenza. La convivenza è possibile».

 

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