Sabbia dalla cava per salvare il Poetto: una soluzione che riaccende il fantasma del 2002

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Il Comune studia un "conferimento" di sabbia dalle cave di Burcei per aggiungere 10-15 metri all'arenile devastato dal Ciclone Harry. Ma la storia insegna: cautela, non promesse.

Il Poetto è quasi sparito. Il Ciclone Harry, nella sua furia del 20-21 gennaio, ha fatto quello che nessuno aveva previsto: ha trasformato la celebre spiaggia di Cagliari in un deserto acquoso. Sessanta centimetri d'acqua marina per quarantotto ore, raffiche di vento fino a 110 chilometri orari, erosione accelerata. Quando il mare si è ritirato, ha lasciato dietro cicatrici profonde: sabbia spostata, arenile radicalmente ridotto, quintali di rifiuti depositati sulla riva.

Il danno è stimato attorno ai duecento milioni di euro complessivi in tutta la Sardegna, con danni infrastrutturali pesanti lungo il litorale cagliaritano. Di fronte a questo scenario, il sindaco Massimo Zedda ha già una risposta pronta—almeno sulla carta. Pochi giorni dopo la mareggiata, il primo cittadino ha delineato il progetto: prelevare sabbia dalla cava lungo la Strada Statale 125 verso Burcei (quella stessa cava, significativamente, già individuata nei progetti di contrasto all'erosione degli anni precedenti), trasportarla poco alla volta presso la "spiaggia dei Centomila" e aggiungere così dieci-quindici metri all'arenile, concentrandosi sulle zone dove la mareggiata ha cancellato letteralmente il Poetto. Ma Zedda insiste su una precisazione lessicale che, letta fra le righe, è già un'ammissione di cautela: «Non si tratta di un ripascimento, ma di un conferimento di sabbia» che permetterà di «aggiungere dieci-quindici metri nelle zone maggiormente colpite dove la mareggiata ha cancellato la spiaggia». Parole scelte con attenzione. Perché il termine "ripascimento" in questa città ha un peso storico particolare—un peso che grava ancora sulla memoria collettiva e, soprattutto, sulla sentenza della Corte dei Conti. I

L'8 marzo 2002 accadde quello che i cagliaritani ricordano ancora come uno dei peggiori disastri ambientali della loro storia contemporanea. Fu allora che la Provincia di Cagliari, guidata da Sandro Balletto, e il Comune di Cagliari eseguirono il cosiddetto "ripascimento del Poetto". Il progetto iniziale prevedeva tempi lunghi e misurati: due anni di lavoro, con il rilascio graduale di centoottantacinquemila metri cubi di sabbia all'anno, negli intervalli tra ottobre e maggio. Quel che accadde, però, fu completamente diverso. Spinti da quella che gli atti definivano una «strategia da protezione civile» con tempi accelerati, l'amministrazione riversò sull'arenile l'intero ammontare—trecentosettantamila metri cubi—in sole tre settimane. L'impresa appaltatrice, la Mantovani, aveva vinto la gara con uno sconto del quaranta per cento sul prezzo base. Non è difficile immaginare quale sia stata la conseguenza: quello che Zedda oggi chiama "conferimento" allora venne chiamato, fin da subito, quello che era davvero—un disastro ambientale di proporzioni enormi. La Corte dei Conti, anni dopo, con la sentenza numero 1003 del luglio 2009, avrebbe condannato numerosi amministratori, funzionari pubblici e componenti della commissione di monitoraggio, riconoscendo anche un danno erariale significativo alla Provincia.

E il danno ambientale? Nel 2018, ben sedici anni dopo, i rilevamenti mostrarono che la sabbia nera riversata era stata letteralmente «mangiata dal mare». Nel 2022, la spiaggia non era più il gioiello che una volta era: il colore era diverso, la granulometria non corrispondeva più, e il mare aveva ripreso a eroderla con costanza. Nel 2025, poco prima del Ciclone Harry, i dati evidenziavano che la spiaggia si era ristretta ancora di venti metri rispetto ai decenni precedenti. Qui, però, c'è una verità più antica e ancora più scomoda. Gli anni Settanta hanno visto un'esportazione massiccia di sabbia dal Poetto per alimentare l'industria edilizia: si parla di milioni di metri cubi trafugati al patrimonio naturale della città. Il ripascimento del 2002 era, di fatto, un tentativo di coprire i danni di quel furto ambientale storico. E i cagliaritani continuano a pagare il prezzo. Il nuovo progetto di Zedda non ignora completamente questa lezione. Il termine stesso—«conferimento» anziché «ripascimento»—suggerisce una volontà di procedere con cautela, poco alla volta, non in tre settimane come allora. E il sindaco, consapevole del carico storico, sottolinea che «la cava contiene la stessa tipologia di sabbia presente al Poetto». Tuttavia, al 31 gennaio 2026, quando questo articolo viene scritto, il piano non esiste ancora in forma definitiva. Non è chiaro quanta sabbia servirà realmente. Non è definito in quali punti si lavorerà con maggiore intensità. Non è stabilito quanto tempo occorrerà.

Esiste una questione tecnica sottovalutata nel dibattito pubblico: la granulometria. La sabbia di cava ha caratteristiche diverse dalla sabbia marina naturale. La dimensione dei grani, la loro composizione, il modo in cui si comportano sotto l'azione delle onde, tutto cambia. Studi internazionali sulla pratica del ripascimento artificiale documentano impatti significativi sugli ecosistemi marini: alterazione degli organismi bentonici, sepoltura del biota, perdita di habitat. E, aspetto cruciale, il ripascimento non ferma l'erosione—fornisce solo sedimenti aggiuntivi su cui continuerà l'azione erosiva, trasformandosi in un processo continuativo che genera costi alti nel lungo periodo. Il Poetto non è una spiaggia isolata. Nove chilometri di sabbia bianca da Cagliari a Quartu Sant'Elena sono una risorsa condivisa, un ecosistema complesso, una fonte di reddito economico dal peso non trascurabile. Qualsiasi intervento deve considerare tutte queste dimensioni simultaneamente.