Il diesel ha messo la freccia: costa più della benzina. Lo Stato incassa, le campagne piangono

Pompe benzina

Alla fine è successo. Quello che fino a qualche anno fa sembrava un'eresia motoristica si è materializzato nelle stazioni di servizio: il gasolio ha superato la benzina. Chi ha comprato l'auto diesel per risparmiare, convinto di aver fatto l'affare della vita, oggi si trova a fare i conti con la calcolatrice e scopre che il vecchio motore a scoppio, quello a "verde", è diventato improvvisamente il parente povero (e quindi conveniente).

I dati del Ministero delle Imprese parlano chiaro e non ammettono repliche. Al 7 gennaio, la benzina self-service è scesa a 1,65 euro al litro (minimi degli ultimi tre anni), mentre il gasolio ha messo la freccia ed è salito a 1,67 euro. Se poi avete la sventura di farvelo servire, il diesel schizza a 1,80 euro.

Non è la mano invisibile del mercato, è la mano visibilissima dello Stato. Il sorpasso è figlio legittimo dell'ultima legge di Bilancio e di una parola magica che piace tanto ai burocrati: "riallineamento". La riforma, benedetta dal Pnrr e dall'Europa in nome dell'ambiente, ha uno scopo preciso: eliminare i cosiddetti "Sad" (Sussidi Ambientalmente Dannosi). Tradotto in lingua corrente: aumentare le tasse. Il meccanismo è un gioco delle tre carte fiscale: hanno tolto 4,05 centesimi di accisa alla benzina e li hanno caricati pari pari sul diesel.

Risultato? Oggi l'accisa è identica per entrambi (67,26 centesimi), un unicum in Europa per il gasolio. La scusa è l'ecologia, ma il risultato è la cassa: l'Erario prevede di incassare circa 600 milioni di euro solo nel 2026, che diventeranno 3 miliardi nel prossimo quadriennio.

Mentre a Roma si fanno i conti, nelle campagne si comincia a sudare freddo. Perché se l'automobilista di città può forse prendere la metro (dove c'è), l'agricoltore il trattore elettrico non ce l'ha. A lanciare l'allarme è l'Unsic, l'Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori, per voce di Carlo Franzisi.

«I maggiori costi porteranno all’aumento dei prezzi e i rincari colpiranno anche i tanti cittadini che usano i mezzi diesel», avverte Franzisi. Non è solo questione di pieno. Il gasolio muove le merci, muove i camion, muove il cibo. «L’aumento delle accise sul gasolio, in vigore dal primo gennaio, rischia infatti di avere ripercussioni particolarmente negative specie per le aree interne e montane, con particolari rischi per la filiera agroalimentare, ma anche sul potere d’acquisto delle famiglie».

C'è poi un aspetto sociale che la fredda logica dei numeri ignora. La gente che vive fuori città non usa il diesel per sport. «Nelle zone rurali e montane, tanti cittadini hanno scelto di vivere soprattutto per una questione di risparmio economico», spiega Franzisi. Ora quel risparmio svanisce. «L’aumento del gasolio, bene primario per il trasporto e non solo, comporta rischi significativi per aumenti consequenziali sulla produzione alimentare e di beni primari, con ricadute sull’economia familiare. In sostanza siamo fortemente penalizzati».

La stangata arriva in un Mezzogiorno dove l'alternativa al mezzo privato è spesso un miraggio. «Va ricordato, inoltre, che nel nostro Mezzogiorno il trasporto pubblico è assai carente, nonostante siamo costretti a lunghi viaggi quotidiani a causa della frammentazione dei servizi», conclude l'esponente dell'Unsic, chiedendo un intervento pubblico «perlomeno per calmierare questi disagi».

La beffa è servita: abbiamo spinto per anni il diesel, lo abbiamo tassato meno, e ora che tutti ce l'hanno, presentiamo il conto. Pantalone paga, l'ambiente forse ringrazia, ma di sicuro il portafoglio piange.