Capodanno ad Alghero, Selva oltre i numeri: “Il vero successo non è il primato, ma l’impatto sulla città”

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Nel giorno successivo alla notte di Capodanno, mentre sui social e sui media continua la corsa ai numeri – quante persone in piazza, chi ha fatto di più, chi ha primeggiato – l’assessore all’Ambiente del Comune di Alghero, Raniero Selva, sceglie una chiave diversa. Non il conteggio, ma il senso. Non la gara, ma ciò che un capodanno lascia e fa restare.

Nel suo post, Selva parte da un dato concreto: la città che si risveglia ordinata, pulita, “lucida”, dopo un mese intenso di eventi. «Alghero la città uscita dai radar dei giornali e dalle Tv si è risvegliata sorridente e serena dopo un mese di grandi festeggiamenti», scrive, ringraziando in modo esplicito gli operatori ecologici e tutti coloro che hanno lavorato perché la macchina organizzativa funzionasse anche dopo lo spegnimento delle luci.

Il ringraziamento, però, è solo il punto di partenza. Il cuore del messaggio è altrove: nella critica, nemmeno troppo velata, alla rincorsa al primato numerico che accompagna ormai ogni grande evento pubblico. «Tutti a inseguire numeri per primeggiare in un conteggio che ha il sapore di una sorta di sogno», osserva Selva, contrapponendo a quel “sogno” un altro elemento: l’atmosfera, l’immagine complessiva della città, la percezione diffusa di accoglienza e normalità.

Per l’assessore, il vero successo non è stabilire se in piazza ci fossero 20 mila o 25 mila persone, ma capire che tipo di città si è mostrata e che tipo di esperienza è stata offerta. «Il sogno vero è stata la magia di una città preparata, accogliente, straordinaria per l’aria natalizia che si respirava», scrive, spostando il fuoco dalla quantità all’impatto.

È una riflessione che tocca un nodo più ampio e attuale: il rischio di misurare gli eventi solo attraverso i numeri, spesso amplificati dal web e dai social, senza interrogarsi su ciò che producono davvero. Quante persone arrivano, ma anche quanto consumano. Che tipo di immagine lasciano. Che ritorno economico e simbolico producono per una città. Oltre a tanta mondezza. E se, alla fine, la narrazione del “pieno” non finisca per valere più dell’esperienza reale.

Selva rivendica invece un’altra postura: «Ci siamo presentati con la nostra immagine di città che guarda avanti e non deve confrontarsi con gli altri». Un passaggio che mette distanza dalla competizione continua tra territori, spesso giocata sul filo dei numeri e dei confronti incrociati, più che sulla qualità dell’offerta e sulla coerenza delle scelte.

Nel post non manca un riferimento all’esperienza accumulata negli anni e al ruolo di Alghero come punto di riferimento nell’isola: «Siamo capofila nella nostra isola. Ma vantarsi vale poco», scrive Selva, sottolineando la necessità di fare tesoro di quanto costruito, anche nelle difficoltà, senza trasformare ogni evento in una gara di autocelebrazione.

La chiusura torna al senso di comunità. «Grazie di aver partecipato e condiviso questo anno insieme a una comunità che accoglie e non respinge e si apre sempre di più al mondo», conclude l’assessore. Un messaggio che, più che celebrare un successo, invita a riflettere su che cosa significhi davvero “riuscita” per una città: non solo essere piena per una notte, ma riconoscibile, vivibile e credibile anche quando la festa è finita e riuscire a farlo anche quando i numeri parlano di un'ottimo risultato non è da tutti.