È quasi mezzanotte quando una piccola casa di campagna, dimenticata tra i campi di Fluminimaggiore, esplode. Non è un'abitazione, non ci vive nessuno lì: è un rudere, un deposito di attrezzi, silenzioso testimone di anni di fatica tra la polvere e il lavoro nei campi. Ma in quella notte, spezzata dall'esplosione, qualcosa cambia. Un ragazzo di 23 anni, uno di quelli che vivono ancora con la pelle sporca di terra e il respiro affannato dal lavoro, entra nel rudere. Forse voleva prendere qualcosa, forse una distrazione, una mossa sbagliata.
Non sapremo mai con esattezza cosa lo ha portato lì, in quel momento.
È bastato un attimo. Una fuga di gas da una bombola da dieci litri ha trasformato il silenzio della campagna in un fragore assordante. La fiammata lo ha colpito senza pietà, avvolgendolo in un istante di terrore. Ustioni sul braccio, il dolore che arriva subito dopo lo shock. E quella casa, quel semplice rudere, non c'è più.
I vigili del fuoco arrivano in fretta, l'ambulanza corre verso il Sirai di Carbonia. I carabinieri si muovono nell'ombra, cercando di mettere insieme i pezzi di una notte che ha cambiato tutto. Il giovane è ferito, ustionato lievemente, ma è vivo.
La casa? Inagibile, dicono i vigili. E così rimane il silenzio, interrotto solo dal respiro affannato di chi si chiede se, per una volta, avrebbe potuto essere diverso.
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