Il vandalismo contro i monumenti: un attacco alla memoria collettiva

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  L'atto vandalico commesso ad Alghero contro il monumento di Mario Nieddu, dedicato alla battaglia di El Alamein e all’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPdI), è solo l’ultimo di una serie di attacchi ai simboli della nostra storia. Questo gesto, compiuto il 9 settembre da ignoti, ha suscitato una forte reazione, come quella di Barbara Polo, che in aula ha dichiarato: "Il dissenso si esprime a parole, niente potrà mai giustificare gesti di questo tipo." La sua solidarietà all’ANPdI è il segno di un impegno politico per difendere i valori rappresentati da quel monumento: sacrificio, coraggio e dedizione. 

  Ma il caso di Alghero non è isolato. Negli ultimi anni, l’Italia è stata teatro di numerosi atti vandalici contro statue e monumenti. La statua di Indro Montanelli a Milano, simbolo di uno dei giornalisti più importanti del nostro paese, è stata ripetutamente imbrattata. Nel 2020 fu ricoperta di vernice rossa e marchiata con le parole "razzista" e "stupratore", in riferimento al suo passato in Etiopia. Più recentemente, è stata ancora una volta vittima di vandalismi con vernice viola, dimostrando come questi atti continuino a minare la memoria storica e culturale del nostro paese. Non solo Milano. A Venezia, Bologna e Roma, si sono verificati episodi simili: dalla Galleria Vittorio Emanuele, sfregiata da writers, alla Torre di Pisa, danneggiata da turisti incauti. Anche la gloriosa arena del Colosseo non è stata risparmiata, con graffiti che ne deturpano le antiche mura. Ogni volta, le istituzioni intervengono con la consueta ripulitura, ma il danno morale resta. Questi gesti non rappresentano semplici atti di ribellione o protesta. Sono attacchi diretti alla nostra identità culturale, un tentativo di riscrivere la storia senza rispetto per il passato. La storia non può essere cancellata con una mano di vernice, e chi crede di farlo non comprende il valore di quei simboli. Difendere i monumenti non è solo un dovere civico, ma un atto di rispetto verso chi ci ha preceduto e verso le generazioni future, che meritano di conoscere il loro passato attraverso questi segni tangibili. In questo contesto, le parole di Barbara Polo suonano come un monito: nessuno sconto agli odiatori di professione. I monumenti non sono solo opere d'arte, ma parte della nostra identità.

  Spetta a noi difenderli con fermezza, ricordando che la storia non appartiene a chi la sfregia, ma a chi la rispetta.