C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando un paradiso naturale viene profanato dall'arroganza del denaro. È quanto accaduto sulla spiaggia di Talmone, nel territorio di Palù, dove un ricco vacanziere ha pensato bene di trasformare una perla incontaminata in un prolungamento del suo yacht superlusso. Gazebo, fornelli e un incessante via vai di gommoni che trasportano cibo e persone, come in un'insulsa parodia di Montecarlo.
Grazie all'intervento tempestivo degli "amici di Talmone" e della Capitaneria di Porto, l'ennesimo assalto alle spiagge della Sardegna è stato fermato. Ma il danno è fatto, e il messaggio è chiaro: nonostante i divieti dell'ordinanza balneare emessa dalla Regione Sardegna, il turismo cafone non conosce ostacoli, e con la sua prepotenza continua a impattare negativamente sull'ambiente.
Gli amici di Talmone, veri e propri custodi di questo angolo di paradiso, non hanno usato mezzi termini. "La mancanza del cavo tarozzato per delimitare la zona di accesso a gommoni e barche mette a rischio i bagnanti," hanno denunciato, evidenziando come la loro richiesta ufficiale di installazione del cavo, presentata nel marzo 2024, sia stata rigettata dagli Uffici Competenti.
È l'ennesima dimostrazione di come la burocrazia possa essere miope di fronte alla necessità di proteggere ciò che di più prezioso abbiamo: il nostro territorio.
Non è la prima volta che la Sardegna viene trattata come un parco giochi per ricchi senza scrupoli, e questo ultimo episodio è solo la punta dell'iceberg. Gli "amici di Talmone" hanno promesso di continuare la loro battaglia, una guerra contro un nemico che ha troppi soldi e troppo poco rispetto. Le loro parole sono un grido di dolore, ma anche di determinazione. Non sono solo parole, sono fatti. Fatti che parlano di una resistenza quotidiana contro chi vede la bellezza naturale come un accessorio del proprio lusso.
La Sardegna non è in vendita, e non dovrebbe mai diventarlo. È una terra di tradizioni, di storia e di bellezze naturali che vanno protette a ogni costo. Il turismo può essere una risorsa, ma non deve mai trasformarsi in una scusa per devastare. Che questa storia serva da lezione, non solo per chi cerca di imporre la propria arroganza, ma anche per chi ha il dovere di proteggere e non lo fa.
La protezione del nostro ambiente non è un optional, è un obbligo morale. E chi non lo capisce, che sia burocrate o milionario, è complice della distruzione di ciò che di più bello possediamo.
Questa è una battaglia che non può e non deve essere persa. Gli amici di Talmone continueranno a lottare, e con loro, tutti noi che amiamo la Sardegna e vogliamo vederla rispettata e protetta.
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