Tragedia sulla spiaggia di Pittulongu: la calura si porta via una vita

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  Era una giornata d’estate come tante, quando la vita di Sebastiano Antonio Sanna, un uomo di 57 anni di Olbia, è stata spezzata improvvisamente. Sdraiato sul lettino, cercando riparo dal sole cocente, Sebastiano ha accusato un malore, forse per la forte calura, un nemico invisibile che striscia tra le onde e i granelli di sabbia. Il suo ultimo respiro si è perso nel frastuono delle onde e dei giochi estivi. La scena si è svolta sulla spiaggia di Pittulongu, un luogo di bellezza mozzafiato ora macchiato dalla tragedia.

  I vicini di ombrellone hanno notato subito che qualcosa non andava. Il volto di Sebastiano si era contratto in una smorfia di dolore, e il suo corpo, immobile, sembrava chiedere aiuto. Il personale del 118 è stato subito allertato e, con tempestività, è giunto sul posto insieme all’elisoccorso. Hanno utilizzato anche il defibrillatore, l’ultimo baluardo contro l’implacabile sentenza della morte. Ma ogni sforzo è stato vano, ogni tentativo di riportarlo indietro si è infranto contro una barriera insormontabile. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri e il personale della Guardia Costiera, testimoni silenziosi di una tragedia che ha scosso la tranquillità di una giornata al mare. 

  La sabbia, il sole, il mare – tutto ha continuato imperterrito il suo corso, mentre una vita veniva spezzata. I racconti dei presenti sono un coro di sgomento e tristezza. "Abbiamo visto che stava male, abbiamo chiamato subito i soccorsi", racconta una donna ancora sotto shock. "Non ci sono parole per descrivere quello che abbiamo provato", aggiunge un uomo, la voce rotta dall’emozione. Ogni estate porta con sé i suoi pericoli, e quella di oggi ci ricorda quanto possano essere improvvisi e letali. La morte di Sebastiano Antonio Sanna è un monito crudele e ineludibile. In un attimo, la gioia di una giornata al mare può trasformarsi in un incubo. Le autorità stanno cercando di capire le cause esatte del malore, ma intanto una famiglia piange un marito, un padre, un amico che non c’è più. 

  Il sole, la sabbia, il mare – testimoni silenziosi di una vita che si è spenta troppo presto. E noi, impotenti di fronte alla forza della natura e alla fragilità della vita, possiamo solo sperare che questa tragedia serva da avvertimento per tutti, un invito a prestare attenzione, a non sottovalutare i segnali del nostro corpo, a ricordare che ogni respiro è prezioso. Perché scrivere di una morte così? Perché raccontare di Sebastiano Antonio Sanna? Perché, forse, la sua storia ci ricorda quanto siamo vulnerabili, e quanto è importante non dimenticare mai il valore della vita, anche quando siamo sdraiati su un lettino, sotto il sole d’estate.