Sulla vicenda dei fanghi di Magomadas giunge una segnalazione da parte
del Gruppo di Intervento Giuridico che analizza l'episodio, con
riferimenti tecnici certi, e invita a evitare una cacacia alle streghe
del tutto inutile.
Ne riportiamo di seguito i contenuti.
" In 24 ore il preteso disastro ambientale ci è stato segnalato una
cinquantina di volte, spesso con l’invio del solo video con appelli
accorati e drammatici.
Che cos’è accaduto?
Finalmente c’è una presa di coscienza dell’autentico disastro
ambientale di Portoscuso?
Finalmente i residenti iniziano a realizzare il reale disastro
ambientale di Sarroch?
Purtroppo no.
Si tratta di una denuncia pubblica, l’ennesima, da parte dell’on.
Mauro Pili, già Presidente della Regione autonoma della Sardegna,
deputato, consigliere regionale, sindaco di Iglesias. Ignoriamo se
sia stata fatta un’eventuale denuncia alle autorità competenti.
L’oggetto della denuncia, corredata da un video, è un carico di
rifiuti, molto probabilmente fanghi da depurazione, provenienti –
forse – da oltre Tirreno e destinati a un impianto non nominato, ma
situato a Magomadas (OR).
I toni sono da film impegnato di denuncia, alla Elio Petri di Indagine
su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, ma ben pochi elementi
concreti sono stati resi noti.
Toni consueti, denunce più volte risultate non corrispondenti alla
realtà, come per l’inesistente strage di Cavallini della Giara
dell’autunno 2014.
Ecco, allora, alcuni aspetti da tenere in debita considerazione.
L’impianto di Magomadas dovrebbe essere quello della Geco s.r.l. di
Tresnuraghes (OR), autorizzato per operazioni di recupero fanghi da
depurazione (R5) mediante comunicazione in procedura semplificata
(artt. 214-216 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per una
capacità di trattamento di 15 mila tonnellate annue, come risulta dal
catasto nazionale dei rifiuti.
In precedenza, con deliberazione Giunta regionale n. 16/25 del 28
marzo 2017, si era conclusa positivamente con prescrizioni la
procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto
ambientale (V.I.A.) – che, tra l’altro, ha autorizzato il trattamento
fino a “80.000 tonnellate per i fanghi da essiccare (circa 223
giornate lavorative all’anno)” – e, con la deliberazione Giunta
regionale n. 33/25 del 26 giugno 2018, sono stati autorizzati sia la
“assegnazione della operazione di recupero R3 a due dei tre codici CER
gestiti dall’impianto, in vece della operazione R5”, sia il subentro
nella titolarità della Geco s.r.l. nell’esercizio del progetto di
“Installazione di un impianto di recupero di rifiuti speciali non
pericolosi mediante essicazione e pirogassificazione”.
I fanghi da depurazione proverrebbero dalla Puglia.
Gli abitanti di Magomadas protestano da tempo per il diffuso cattivo
odore e gli insetti, mentre da mesi vengono svolti gli accertamenti e
i controlli da parte di Carabinieri e A.R.P.A.S. e, finora, non
sarebbe emerso nulla di irregolare.
Ora fioccano interrogazioni parlamentari, mozioni e interrogazioni
consiliari, che chiedono il blocco del trattamento dei fanghi da
depurazione provenienti da altre Regioni.
Quanto al supposto divieto di trattamento dei fanghi provenienti da
altre Regioni, si deve ricordare che i “fanghi di depurazione” sono
considerati “rifiuti” sul piano giuridico (Cons. Stato, Sez. IV, 6
giugno 2017, n. 2722) e un simile divieto può essere posto per i soli
rifiuti urbani non pericolosi (Corte cost. n. 10/2009; Corte cost. n.
335/2001; Cons. Stato, Sez. VI, 19 febbraio 2016, n. 993; Cass. pen.,
Sez. III, 11 luglio 2002).
D’altra parte vi sono altre aziende in Sardegna che svolgono la stessa
attività di trattamento di rifiuti, così come vi sono rifiuti
importati in Sardegna e rifiuti esportati dalla Sardegna ben più
pericolosi: ben 98.500 tonnellate di fumi di acciaieria destinati alla
Portovesme s.r.l. (Portoscuso), quasi 20 mila tonnellate di terra
contaminata e rifiuti esportate in Portogallo dal sito di bonifica ex
Alumix di Portoscuso, circa 1.728 tonnellate di fanghi derivati dalla
lavorazione del petrolio esportati in Germania dalla Sarlux s.r.l. di
Sarroch nel 2017 (ultimi dati disponibili).
Curiosamente in questi casi nessuna denuncia pubblica, nessuna
interrogazione o mozione di alcun genere.
Nel caso di specie, è bene attendere la conclusione degli accertamenti
di A.R.P.A.S., amministrazioni pubbliche e forze dell’ordine. Con la
dovuta attenzione, - conclude GriG -ma senza allarmismi né caccia alle
streghe.