Cagliari, la grande illusione del 3-3: bellezza, caos e quel vizio di non chiuderla mai

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  Il 3-3 tra Cagliari e Genoa è la fotografia perfetta della stagione: emozioni, ribaltoni, momenti di gloria e il solito vizio di lasciare sempre la porta socchiusa agli avversari. Come quando dici “esco un attimo” e al rientro trovi la casa invasa dai gatti del vicinato: tutto molto prevedibile. Il Cagliari gioca una gara a tratti scintillante, soprattutto davanti, dove finalmente gli attaccanti incidono come si sperava da tempo. Esposito e Borrelli firmano tre gol da manuale della concretezza, con quest’ultimo che si porta dietro mezzo reparto e la convinzione di poter spostare partite intere solo con lo sguardo. Eppure, per ogni passo in avanti, qualcosa dietro arretra. Le disattenzioni difensive restano una costante — un po’ come la fila al banco del pane la domenica mattina: sai che ci sarà, non puoi evitarla, devi solo viverla.

  Il Cagliari alterna giocate meravigliose a leggerezze inspiegabili. E se in A paghi dazio, in B paghi il biglietto intero con sovrapprezzo. Il Genoa ringrazia, si prende tutto ciò che il Cagliari gli concede e si porta via un punto che lascia ai rossoblù un retrogusto agrodolce. Anche perché il terzo gol subito grida vendetta: sbagliare lì significa compromettere un capolavoro già a metà strada. Pisacane può comunque ripartire da un reparto offensivo che finalmente ha dato segnali chiari. Le reti degli attaccanti sono ossigeno puro, e la squadra davanti sa fare male. Ma dietro servono concentrazione, cattiveria agonistica, attenzione minuta: requisiti obbligatori per salire, per restare lassù, per credere davvero nel salto di qualità. Il 3-3 è il simbolo di ciò che il Cagliari può essere, brillante, vivo, ostinato e di ciò che talvolta sceglie di essere, leggero, svagato, troppo generoso con gli avversari. Un pareggio spettacolare, certo, ma che lascia la sensazione che mancasse solo una cosa: crederci fino in fondo. Forse non basta segnare tre gol per vincere. Serve anche difenderli. E, ogni tanto, serve guardare la partita con la freddezza di chi sa che il risultato si costruisce anche nelle piccole cose, non solo nelle fiammate. Il Cagliari c’è, eccome se c’è. Ora deve decidere se vuole fare davvero sul serio.