In Moldavia a Gattuso è bastato un mezzo giro di valzer: mini turnover, idee chiare e il bottino è tornato a casa senza troppa fatica. Gli Azzurri partono a spron battuto, spingono sulle corsie come se la partita si dovesse decidere lì, ma manca la stoccata. La prima frazione vola via piatta, la ripresa ripropone la stessa litania: Italia in avanti, Moldova rintanata a difendere l’onore più che il risultato.
Gattuso cambia gli esterni dell’assalto: dentro Di Marco e Pio Esposito, che paiono due arieti mandati a stanare una retroguardia già stanca. Serve tempo, parecchio. Poi all’88’ la mischia si apre: Gianluca Mancini, con una zucca da vecchio stopper, sfonda il muro. Nel recupero arriva anche il sigillo di Pio Esposito, ancora di testa. Un uno-due da colosseo, che archivia la pratica Moldova.
Il resto è storia nota: tre punti che non smuovono il girone. L’Italia dovrà passare dai playoff di marzo per prendersi il biglietto mondiale. E anche ammesso che i ragazzi di Gattuso battano la Norvegia, nessuno si illuda: i vichinghi hanno già vinto lo scontro diretto di giugno e continuano a segnare come se lo facesse parte del loro folklore.
Resta l’urna. Capricciosa, come sempre. Resta marzo, mese che spesso si diverte a scherzare con chi sogna. Gli azzurri sperano che questa volta non faccia troppo lo spiritoso.
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